Sante Sabide

Mai sentito parlare di Sante Sabide?
Beh, in effetti è una santa che nessun calendario o martirologio registra, ed il cui culto non è noto al di fuori del Friuli storico, ovvero di una parte di quello che un tempo era il territorio aquileiese.
Nonostante le quasi venti omonime cappelle, chiesette votive e ancone di epoca antica e medievale ancor oggi (r)esistenti in Friuli (oltre che a Goricizza anche nelle località di Gleris, Sant’Andrat del Cormôr, Risano, Ontagnano, Porpetto, Fraforeano e in altre ancora), questa santa è stata gradualmente – e d’autorità! – emarginata e fatta svanire sotto le sembianze di Santa Maria in Sabato, Santa Sabina, San Sabba…
Mons. Guglielmo Biasutti, prima, e don Gilberto Pressacco, poi, nei loro studi sul primo cristianesimo aquileiese, vi hanno acutamente intravisto le forme fossili di un arcaico culto giudaico-cristiano del giorno santo degli ebrei (che non a caso nella lingua friulana è di genere femminile, come in quella ebraica).
Tale millenario costume, radicato nell’ostinata fedeltà alle origini dei cristiani delle campagne friulane, si spiega con la volontà di mantenere contemporaneamente come festivi sia il giorno del sabato che il giorno della domenica, ma anche con il desiderio di sapere salvi i buoni e i giusti d’Israele grazie alla ‘discesa agli inferi’ di Gesù, compiuta proprio nel giorno del Sabato santo e tanto cara alla più antica fede della Chiesa di Aquileia.
Ricordare Sante Sabide, dunque, è un modo per riflettere sulle origini della nostra fede e per fare memoria delle peculiarità della storia del nostro territorio.